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Bruno – Plinio e’ scontro sul “partito dell’Odio”

Corriere mercantile 31 dicemrbe 2009

“Il Partito dell’Amore si e’ velocemente trasformato nel Partito dell’Odio” esordisce il capogruppo di Sinsitra Europea – PRC in Comune Antonio Bruno.
E’ la costruzione della moschea che ancora una volta divide. “In Liguria il Centro Destra con Lega Nord, il candidato alla Presidenza della Regione Sandro Biasotti, i consiglieri uscenti Plinio e Rosso scatenano una campagna contro la costruzione di una moschea a Genova.” completa Bruno. Ma i consiglieri regionali del Pdl Gianni Plinio e Matteo Rosso non ic stanno “non abbiamo scatenato alcuna campagna di odio. Stiamo semplicemente promuovendo un grande momento di democrazia partecipativa attraverso l’effettuaizone di un referendum cnsultivo su base cittadina a proposito della moschea del Lagaccio” replicano – come prevede lo staqtu coomunale, come sollecitato da migliaia di genovesi al di la’ delle diverse appartenenze politiche e come e’ recentemente avvenuto in una nazione altamente democratica come la vicina Svizzera” Si sfidano , Bruno da una parte e Plinio e Rosso dall’altra, a colpi di fioretto, sulla democrazia applicata alla liberta’ di culto e la costurzione di un luogo di culto. E in mezzo ci sono le elezioni regionali “In un paese normalmente democratico – afferma Bruno – nessuno avrebbe l’ardire di opporsi alla costruzione di un luogo di culto, che si aggiunge ai tantissimi cristiani e alla Sinagoga. L’odio contro l’Islam, pericolosamente speculare a quello di Al Qaeda contro gli occidentali, irrompe nella campagna elettorale forse per strumentalizzare paure e instabilita’ psicologiche” Niente di tutto questo replicano Plinio e Rosso. “Si direbbe che Bruno venga dalla luna: e’ contro la recrudescenza del terrorismo islamico che fa proseliti anche nelle moschee italiane, che l’Occidente sta, proprio in questi giorni, approntando nuove misure difensive.”

Genova 2001, una memoria da cancellare

vittoriopeaceDobbiamo essere estremamente onesti. Quante possibilità reali vi erano che in un Paese dalle stragi impunite, dalle logge segrete mai sciolte, con un sistema informativo al 70% controllato dal Presidente del Consiglio, con la magistratura accusata un giorno dopo l’altro di essere un ricettacolo di toghe rosse, quante possibilità vi erano, che un singolo magistrato condannasse il responsabile dei servizi segreti, già capo della polizia, già commissario ai rifiuti, già capogabinetto del Ministro dell’Interno, per volontà bipartisan di tutti i partiti oggi rappresentati in Parlamento ? Il mondo non è fatto di eroi. E beato quel popolo che non ha bisogno di eroi per amministrare la giustizia. La posta in gioco era estremamente alta ed erano in molti a temere un’eventuale condanna di uno degli uomini più potenti d’Italia, depositario di molti segreti degli ultimi 25 anni. Riconoscere le responsabilità di De Gennaro nell’inviare Roberto Sgalla, allora suo portavoce, alla Diaz quella notte del 21 luglio 2001, sarebbe stato come riconoscere che l’ex capo della polizia era al corrente di quanto stava accadendo e che quindi era tra coloro che avevano deciso quella spedizione punitiva.
Un simile risultato avrebbe automaticamente coinvolto anche il governo di allora e di oggi. L’assoluzione di De Gennaro, non a caso, evita tutto questo. E l’esecutivo Berlusconi ne esce ancora sano e salvo. D’altra parte che tutti colore che a Genova ricoprivano un ruolo di responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico sono stati premiati, per la qualità dell’opera prestata, e promossi a ben più prestigiosi incarichi. Non se ne dispiace certo l’attuale opposizione istituzionale considerato che nemmeno l’ultimo governo Prodi istituì la commissione d’inchiesta grazie all’assenza, al momento del voto dei rappresentanti di Di Pietro e di Mastella. Non è un caso che le agenzie non avevano ancora terminato di battere la notizia che già in tempo reale tutti i rappresentanti politici dell’arco parlamentare non solo avevano telefonato a De Gennaro per complimentarsi, ma si erano premurati di farlo sapere agli organi d’informazione.
Non è certo l’unica occasione nella quale si assiste ad una convergenza tra il centrodestra e il centrosinistra moderato sul terreno della gestione dei servizi segreti, dell’ordine pubblico (non dimentichiamo Napoli nel marzo del 2001) e delle relazioni internazionali: è sufficiente ricordare il segreto di stato opposto in modo bipartisan sulla vicenda del rapimento Abu Omar. Mentre la sentenza sul lodo Alfano, che giunge mentre sto scrivendo, è anche il risultato della mobilitazione di tutta l’opposizione (parlamentare e non) e di vasti settori della società civile e costituisce un evento di estrema importanza; Genova 2001 invece continua a rimanere, anche per gran parte dell’opposizione, un evento da rimuovere, da cancellare dalla memoria collettiva, perché, comunque lo si analizzi, ha rappresentato nel nostro Paese l’ultimo tentativo di sviluppare una narrazione collettiva alternativa e non complementare a questo sistema.
Per questo, su Genova, da queste istituzioni non potrà mai arrivare “verità e giustizia”.

Vittorio Agnoletto, da Il Manifesto

Prà, 12 milioni per cambiare volto

In arrivo i finanziamenti per la nuova strada a mare, una pista ciclabile e un mercato-vetrina (Il Secolo XIX)

secolopra

Campo da golf all’Acquasanta iter in salita per il progetto

nogolf Intervento controverso

Strada in salita per il progetto del campo da golf  all’Acquasanta, se continuerà a prevedere, attorno, anche residenze e strutture alberghiere. Questo progetto, ormai “antichissimo“ (la prima versione risale a una ventina d’anni fa), non è oggetto della variante al Piano urbanistico comunale, ma si tratta di un intervento che da tempo fa discutere, anche perché si tratta, comunque di un intervento di espansione edilizia sulle colline. Il progetto, per il quale il consiglio comunale aveva dato nel 2006 il preventivo assenso alla variante urbanistica, prevede un campo a 27 buche, con annesso campo di pratica e un serie di strutture complementari, fra le quali anche edifici residenziali su una superficie agibile di circa 22.000 metri quadri. Pierpaolo Tomiolo, direttore dell’Urbanistica a Tursi, non nasconde le perplessità dell’attuale amministrazione e degli uffici sulla realizzazione di nuove costruzioni che esulino da quelle strettamente a servizio del campo da golf, «e comunque – osserva – se si volessero realizzare le residenze la Regione dovrebbe prima modificare il Piano paesistico regionale». Il che, evidentemente, complicherebbe l’iter.

Gazzetta del Lunedì del 27/7/2009

I comitati antigronda a lezione di protesta

no-gronda3 Il summit a Rivarolo
Presenti i leader dei movimenti Anti Tav del Mugello e Val Susa

Non vogliono più che si parli di loro in termini di Nimby (Not in my backyards), interessati solo al loro orticello. Per questo sul palco dell’Albatros si sentono accenti piemontesi e toscani. Non è la solita assemblea pubblica quella andata in scena ieri al teatro di Rivarolo, cui hanno partecipato circa 300 persone. E non solo perché l’incontro è organizzato e autofinanziato dai comitati antigronda. La vera novità sono i relatori: sul palco ci sono i rappresentanti dei movimenti Anti Tav del Mugello e della Val di Susa. Sono i «fratelli maggiori» dei No Gronda. I primi sono qui a parlare del «dopo», «degli effetti devastanti lasciati dai cantieri dell’Alta velocità» e «i mancati risarcimenti». Questione su cui è in corso un processo. I piemontesi a raccontare la loro protesta, forse la più forte e la più conosciuta. «Per adesso sono qui solo a portare la loro testimonianza, ma non è escluso che in futuro ci siano contatti più significativi», dice Gian Piero Pastorino, consigliere provinciale di Rifondazione Comunista e animatore dei comitati di Voltri. Le slides che scorrono mostrano torrenti prosciugati e discariche di smarino, il materiale di risulta estratto dalle gallerie, in valli del Mugello all’apparenza incontaminate. «Non lasciatevi convincere – dice Marina Carli, dei comitati Antitav toscani – Opponetevi prima che sia troppo tardi. Noi abbiamo pagato lo scotto di essere tra i primi territori a sperimentare questi interventi e non ci siamo organizzati. I responsabili di questo scempio sono rimasti impuniti. E le compensazioni sono state incassate solo dalle istituzioni locali». L’idea di saldare la protesta contro la Gronda con quelle di altri movimenti italiani è stata ispirata, paradossalmente, da Autostrade. «Durante un’audizione – ricorda Mauro Muscarà, del comitato di Geminiano – Ci avevano proposto una visita “guidata” di un loro cantiere nel Mugello. A noi sembrava più sensato avere delle informazioni dagli abitanti della zona». Cosa lega queste infrastrutture lo sintetizza il toscano Tiziano Cardosi: «Sono tutte opere che servono solo a chi vince gli appalti». L’assemblea ha ospitato la protesta dei lavoratori Ferport, azienda che gestisce gli spostamenti ferroviari nel porto: «Vogliamo che non venga penalizzata la rotaia a discapito della gomma», spiega Fabio Ferretti della Cgil. «I flussi di traffico che hanno presentato sono “drogati” – denuncia Michele Ruggeri, del comitato di San Biagio – La Gronda non serve. Autostrade ha preso in considerazione gli spostamenti tra caselli del 2004, quando Genova era Città della Cultura e abbiamo avuto 2 milioni di visitatori. I dati semaforici invece sono proprio quelli alla vigilia del Salone Nautico. Gli errori di ortografia, quasi 80, danno l’idea dell’approssimazione». Il prossimo appuntamento, dopo la cena di autofinanziamento di ieri sera a Murta, che già nel pomeriggio aveva 180 prenotazioni, sarà mercoledì: in occasione dell’ultima assemblea pubblica i comitati hanno organizzato una manifestazione di protesta alle 17 in piazza Matteotti. L’interrogativo adesso è capire se il movimento sopravviverà dopo la fine del dibattito e se si salderà con altre proteste. «I nostri movimenti fanno già parte di un coordinamento nazionale No Grandi Opere. Ci lega un patto di mutuo soccorso, che prevede aiuto materiale e scambio di informazioni – spiega Nicoletta Dosio, dei comitati Anti Tav della Val di Susa – Penso che ci sia spazio per unire le nostre proteste a questa: contro tutti i corridoi, attraverso cui tutto passa e nulla rimane, se non distruzione».
Marco Grasso
Il Secolo XIX

Gronda: comitati contro il sindaco e oggi dibattito con autostrade

Da Il Secolo XIX del 17/4/2009

Gronda: comitati contro il sindaco e oggi dibattito con autostrade

COMITATI anti-gronda sul piede di guerra dopo la decisione del sindaco Marta Vincenzi di rifiutare la proposta avanzata dal coordinamento dei comitati di Valpolcevera e Ponente di portare il dibattito sulle case da abbattere in due diversi incontri a Bolzaneto e a Voltri. Vincenzi ha dato la sua disponibilità a un solo incontro, e l’ha fissato a Sampierdarena. È in programma domani dalle 10 alle 12 presso il teatro Modena di piazza dell’Archivolto. I leader dei comitati della Valpolcevera, in particolare, si dicono indispettiti anche dalle diverse indiscrezioni di stampa che parlano di decisioni che Autostrade e Comune starebbero maturando al di fuori del dibattito pubblico sull’opportunità di continuare a tenere in considerazione alcuni dei cinque tracciati. Nel dietro le quinte si parla da tempo, infatti, di un progressivo spostamento di Autostrade per l’Italia sul tracciato numero 2, la cosiddetta Gronda “medio-alta”. Per oggi i comitati hanno fissato un incontro con la stampa per spiegare le proprie ragioni. «Avevamo creduto che il sindaco avrebbe affrontato la sua gente, quella che l’ha sostenuta sin dall’inizio del suo percorso politico e che avesse il coraggio di spiegare perché ci chiede di sacrificare i sogni, il futuro, le abitazioni e la salute guardandoci negli occhi – scrivono in un comunicato – Il dibattito dove essere fatto nel cuore della Valpolcevera, laddove le ferite saranno letali».
Intanto oggi alle 15 presso l’aula magna del liceo Lanfranconi di Voltri su richiesta del coordinamento la società Autostrade presenterà alla cittadinanza il tracciato della Gronda, con indicazione delle strade di cantiere, dei campi base e delle modalità di trasporto del materiale estratto dalle gallerie al Porto di Pra’-Voltri.

Bisogna accantonare la fusione Iride-Enia

Il Secolo XIX

SOGLIA PSICOLOGICA
L’esperienza dimostra che il 51 per cento non garantisce alcun controllo pubblico
ANTONIO BRUNO

INVITO ad affrontare il tema della fusione IrideEnia in base all’esperienza concreta, tralasciando posizioni ideologiche o emozionali. È dal 1996 che Amga è stata trasformata in spa, si è successivamente quotata in borsa e fondendosi con analoga società di Torino in Iride e dando origine a una serie di società e finanziarie in cui soggetti privati come i fondi delle vedove scozzesi o fondi di investimento basati nell’isola caraibica di Caiman o le multinazionali dell’acqua o la nostrana Impregilo. In questi anni il controllo pubblico e le tariffe sono aumentati o diminuiti? La gestione di acqua ed energia è stata improntata a risparmio energetico o a incentivare gli sprechi?Certo è che poteri di indirizzo, programmazione e controllo sono diventate parole sempre più vuote a fronte del reale potere esercitato dai Consigli di Amministrazione e dagli Amministratori Delegati. L’esperienza dimostra che il 51 % non garantisce alcun controllo pubblico, è una soglia più che altro psicologica, di rassicurazione politica.Una società quotata in borsa è già per se stessa sottoposta a logiche di mercato e non di gestione pubblica. È quindi come assolu tamente naturale che l’operazione Iride ha causato diminuzione dell’occupazione, aumento delle bollette e una politica ambientale non improntata alla limitazione degli sprechi. Infatti,nel 2007 gli occupati di Iride sono passati da 1060 a 945. Nello stesso 2007 le tariffe dell’acqua sono aumentate del 14% e, contemporaneamente, il cda di Iride si lamentava del contenimento dei ricavi dovuto a un inverno dal clima particolarmente mite. Questi effetti sono insiti in ogni aggregazione e privatizzazione. Cioè, i servizi di gas, luce, acqua, rifiuti, dovranno essere gestiti perg arantire generosi dividendi agli azionisti, soprattutto privati. Per fare business la nuova società punterà su interventi molto redditizi ma pesanti sul piano ambientale (due nuove centrali termoe lettriche; partecipazione alla costruzione e gestione di due rigassificatori; realizzazione e gestione di un nuovo inceneritore di rifiuti a Parma). Votando la fusione IrideEnia si continua su una strada che rischia di essere senza ritorno che significhi massimizzazione della produzione di energia, di distribuzione di gas, di consumi di acqua e di incenerimento rifiuti per fare business. L’ambiente e le sue ri sorse saranno intese unicamente come occasione di guadagno. È per questo motivo che ritengo opportuno invitare la Sindaco di Genova Marta Vincenzi e le forze politiche che governano Regione Liguria, Provincia e Comune di Genova a rivedere le loro posizioni, ad accantonare la fusionedi Iride con Enia e a sviluppare una politica che riporti sotto il controllo pubblico settori importanti come energia e acqua.

ANTONIO BRUNO è capogruppo Sinistra Europea Prc Comune di Genova

Verso la discussione in consiglio comunale Iride-Enìa, partita all’ultimo voto

Corriere Mercantile dell’11/4/2009

Verso la discussione in consiglio comunale Iride-Enìa, partita all’ultimo voto
Il centrodestra conferma il “no” alla fusione, ancora indecisi in maggioranza

La decisione della Sindaco e della giunta comunale di porre il vincolo di una partecipazione pubblica non inferiore al 51% nella nuova società non modifica la posizione contraria del Pdl. Nella maggioranza “no” annunciato di Bruno (Se-Rc), incerti invece, Nacini (Se-Rc), Cappello (Idv) e i due consiglieri comunali dell¹Ulivo Si giocherà in sala rossa e sarà, probabilmente, una partita incerta fino all’ultimo minuto quella del voto, decisivo, che il consiglio comunale dovrà dare entro fine mese sulla fusione fra Iride ed Enìa. La decisione della sindaco Marta Vincenzi e della giunta comunale di porre come condizione vincolante per la fusione che nello statuto della newco si scriva che la quota di capitale sociale in mano agli enti pubblici non dovrà scendere al di sotto del 51%, ha infatti eliminato alcuni dubbi – ma non quelli di tutti – nella maggioranza, ma non ha modificato la posizione del centrodestra contrario all’operazione. Il che significa che l’approvazione del provvedimento si giocherà sul filo di lana dei numeri, visto che nella maggioranza più d’uno si dice ancora incerto. Anche se il via libera del consiglio comunale di Genova non risolve, comunque, tutti i problemi, poiché la decisione dovrà essere condivisa anche dal consiglio comunale di Torino, dove il sindaco Sergio Chiamparino ha da sempre posizioni più “liberiste” della Vincenzi, e dai Comuni emiliani azionisti di Enìa. «Il vincolo del 51 per cento, di fatto, non cambia le cose – commenta la capogruppo di Fi, Raffaella Della Bianca – Saremo tranquilli per qualche anno ma poi ci sarà un¹altra fusione e tutto potrà essere messo di nuovo in discussione. Già l’esperienza attuale ci dice che con queste società i cittadini non hanno ricevuto nessun beneficio. Allora sarebbe meglio affidare la gestione del servizio interamente ai privati, così almeno il Comune incasserebbe dei soldi e potrebbe esercitare un controllo vero». Alberto Gagliardi, vicepresidente forzista del consiglio comunale, riconosce che quello posto da Sindaco e giunta è «un paletto importante ma il problema – sottolinea – è che ci troviamo di fronte a un processo senza fine: prima c¹è stata la fusione fra Amga e Aem, adesso quella fra Enìa e Iride e poi chissà, e così la gestione di servizi essenziali si allontana sempre di più dai cittadini». Contrarietà inalterata anche per i capigruppo di An, Aldo Praticò, e della lista Biasotti, Valter Centanaro: «Questo vincolo del 51 per cento non ci tranquillizza, perché non vediamo garanzie per gli utenti» commenta Centanaro. Alla maggioranza la Sindaco ha chiesto una compattezza tale da garantire l¹approvazione della delibera, quando ha annunciato l¹introduzione dell¹emendamento del 51% allo statuto della newco. E per ora l¹unico “no” annunciato è quello del capogruppo di Se-Rc, Antonio Bruno, visto che il suo compagno di gruppo, Arcadio Nacini, si dice incerto. «Il vincolo del 51 per cento è un passo avanti ma non è vero che in questo modo la gestione dell’acqua resta in mano pubblica – sottolinea Bruno – Già adesso con Iride la gestione dell’acqua e dell’energia a Genova avviene secondo logiche privatistiche, visto che si tratta di una società quotata in Borsa, con azionisti che si dividono gli utili». Non sciolgono ancora le riserve, invece, i due consiglieri dell’Ulivo: «Vogliamo capire qual è l’utilità di questa operazione per i cittadini e, soprattutto, che garanzie ci sono rispetto alle tariffe» spiega il capogruppo Umberto Lo Grasso. Mantiene le sue perplessità sull’operazione, nonostante la clausola «positiva» del 51%, Bruno Delpino, del Pdci, ma «siccome non voglio essere marginale nella maggioranza – spiega – e dare un potere contrattuale a gruppi moderati che, come l’Ulivo, non si sa bene chi rappresentino, penso che voterò a favore, se pure criticamente». Si dichiara ancora incerta, invece, Manuela Cappello, dell’Idv, partito che ha insistito in maggioranza – pare con toni ultimativi – per l’introduzione della clausola del 51%. «Io sono per una gestione interamente pubblica dell’acqua e, quindi, non sarei favorevole a questa operazione, ma non ho ancora deciso come votare» afferma Cappello, “grillina” della prima ora e attualmente nella campagna per la pubblicizzazione della gestione dell’acqua. La clausola del 51% pare abbia dissipato, invece, tutti i dubbi nel Pd: «In questa fase penso sia utile aver posto questa condizione che io condivido e che credo possa tranquillizzare anche chi aveva dubbi sulla fusione – dichiara il capogruppo Simone Farello – Io mi ritengo soddisfatto e penso che si troverà l’accordo anche con Torino e con gli altri Comuni, anche perché credo che i consigli comunali siano favorevoli al mantenimento di una maggioranza pubblica nella nuova società

Blitz contro uffici comunali firmato “No gronda”

Il Secolo XIX

Blitz contro uffici comunali firmato “No gronda”
Pietre e cherosene a Mascherona. Il sindaco: «I comitati non c’entrano»

ORE 10.30, un sasso infrange la vetrata della porta di ingresso dell’ufficio comunale di Città partecipata e del centro antiviolenza di via di Mascherona, nei vicoli. Prima di allontanarsi, due ombre viste fuggire da diversi testimoni, versano kerosene sull’ingresso e, sul muro dell’ufficio che si trova proprio alle spalle della Facoltà di architettura, compare una scritta nera: “No gronda.” Sono i contorni del blitz andato in scena ieri mattina nella sede del Comune, dove materialmente sono stati tracciati i disegni per le ipotesi della gronda. L’ufficio voluto dal sindaco, Marta Vincenzi, per rendere trasparente il dibattito sulle trasformazioni urbane della città. «Abbiamo sentito un boato e ci siamo precipitati fuori – racconta Vincenzo Albrizzi – alcuni passanti hanno visto due ragazzi che correvano via. Quello che ci ha spaventato di piùè il kerosene. Se avessero incendiato l’ingresso, chissà cosa sarebbe potuto succedere». Negli uffici dove si trovavano undici persone (nove dell’ufficio città partecipata, due del centro antiviolenza), sono arrivati in forze vigili urbani e polizia. Pattuglie della municipale e delle volanti si sono mobilitate per tentare di rintracciare i due giovani nel dedalo di vicoli tra la facoltà di Architettura, stradone Sant’Agostino, via San Bernardo. Intanto, sul luogo dell’attentato, agenti della scientifica e della digos compivano il sopralluogo tecnico investigativo e raccoglievano le testimonianze del personale dell’ufficio. La scientifica, che ha fotografato ogni dettaglio della scena del crimine, ha anche sequestrato il sasso che ha frantumato la vetrata dell’ufficio e un campione del liquido infiammabile versato sulla porta. Non ci sono molti dubbi che il gesto sia collegato alla discussione sulla gronda. Ne sembrano convinti gli stessi dipendenti comunali che, dopo l’attentato, hanno subito notato la comparsa della scritta “No gronda” sul muro esterno dell’ufficio, dal lato di salita Santa Maria in Passione, e anche gli inquirenti che indagano. Più difficile trovare “la mano” che ha lanciato il sasso contro gli uffici. Anche perché le modalità del gesto non sembrano appartenere ai comitati di cittadini contro la gronda. Immediata, in questo senso, la reazione dei comitati che condannano duramente il gesto prendendone le distanze. «Dico di più, non solo una modalità che non ci appartiene ma un atto contro di noi», dice Arcadio Nacini, portavoce dei comitati anti gronda del Ponente e della val Polcevera. Il gesto viene ovviamente stigmatizzato dal Comune. Anche il sindaco, Marta Vincenzi, non ha dubbi: «È stata una brutta cosa ma escludo che la matrice sia nei comitati antigronda con cui finora abbiamo avuto confronto difficile ma democratico». E l’assessore alla Cultura Andrea Ranieri, responsabile della giunta per il debàt public, dall’estero dove si trova in vacanza chiosa: «Faccio molta fatica a collegare quest’atto assurdo al dibattito pubblico che si sta svolgendo in maniera democratica. Gli stessi comitati che si oppongono alla gronda apprezzano le modalità del dibattito pubblico». «Sdegno per il gesto e solidarietà ai lavoratori e ai cittadini coinvolti e rimasti illesi» sono stati espressi da Vittorio Agnoletto, eurodeputato di Sinistra Europea, Antonio Bruno, capogruppo consiglio comunale della Sinistra europea Prc e dal segretario provinciale, Paolo Scarabelli, segretario provinciale PRC-SE. Ranieri, infine, ha garantino che saranno prese misure per la sicurezza dei lavoratori.

Francesca Forleo